Il 28 novembre nella Sala delle Conferenze del Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo ha avuto luogo la presentazione dei risultati dell’esperimento Nulla dies sine linea
Bambini e ragazzi mostrano una crescente difficoltà a scrivere a mano. Molti hanno perso la capacità di usare il corsivo e lo sostituiscono con caratteri stampatelli, affiancati gli uni agli altri. C’è una evidente relazione tra questa caduta della scrittura manuale e la diffusione di mezzi digitali. Ci si deve chiedere però se ci si trovi di fronte solo a un cambiamento tecnico nella produzione dei segni, oppure se al diverso modo di scrivere corrispondano cambiamenti nell’attività mentale che, in particolare nel caso dei bambini e dei ragazzi, possono produrre conseguenze negative sulle successive età della vira. Quel che gli studiosi delle neuroscienze stanno osservando è che alla diffusione dei mezzi digitali corrisponde una diminuzione della memoria, della capacità di orientamento spaziale e una meno precisa percezione delle relazioni temporali. Da un punto di vista educativo la diminuzione della capacità di scrittura manuale appare spesso associata a una più limitata capacità di coordinamento percettivo-motorio: è come dire che si osserva una sorta di rottura del rapporto tra pensiero e azione. L’esperimento Nulla dies sine linea ha voluto verificare se, tramite semplici soluzioni didattiche, tale rapporto, almeno al livello della scuola elementare, non possa essere ricostituito. I risultati incoraggiano a proseguire sulla linea intrapresa: ne sono convinti gli insegnanti che hanno partecipato all’esperimento. Sono risultati (un esempio è quello che appare nel grafico seguente) che richiamano anche a un modo più consapevole di affrontare i problemi educativi, evitando contrapposizioni aprioristiche tra soluzioni diverse e traendo invece da ciascuna ciò che affettivamente può dare. Occorre anche considerare che la scrittura manuale non richiede speciali investimenti e può essere praticata nei modi più vari (dai graffiti sulla pietra alla scrittura con l’uso di carta e matita), mentre le soluzioni con mediazione tecnologica sono destinate a
decadere molto prima che i bambini che ora sono all’inizio del percorso dell’educazione formale giungano a completarlo.
Nulla dies sine linea (l’espressione è tratta da Plinio il Vecchio, il quale a sua volta l’aveva ripresa da Apelle) è il nome di un esperimento condotto a partire dal 13 gennaio 2014 fino a tutto il mese di aprile che ha interessato due scuole romane, che è stato centrato sullo sviluppo della capacità di scrittura manuale degli allievi delle classi III, IV e V, con un impegno quotidiano di 15 minuti, dal lunedì al venerdì. Complessivamente sono stati coinvolti oltre 380 alunni, ai quali è stato chiesto ogni giorno di produrre brevi testi rispettivamente di 4, 5 e 6 righe. Sono stati raccolti oltre 25.000 documenti manoscritti, sui quali sono state effettuate analisi secondo una logica di tipo diacronico. Sono state prese in considerazione variabili come l’ortografia, la calligrafia, il lessico, la sintassi, la retorica, ma anche i riferimenti impliciti ed espliciti alle condizioni di contesto nella scuola e fuori della scuola. Dall’analisi dei dati emerge che tutte le variabili prese in esame hanno avuto un’evoluzione positiva. Per di più, come ci hanno puntualmente riferito gli insegnanti delle scuole coinvolte, c’è stato un cambiamento sostanziale nell’atteggiamento affettivo degli allievi nei confronti della scrittura manuale. Nell’incontro di oggi sono presentati i risultati ottenuti. C’è ancora molto lavoro da svolgere, sia in termini di analisi di aspetti particolari, sia tramite nuovi esperimenti che coinvolgano anche altri livelli scolastici.