"Aspettarsi che tutti i bambini,della stessa età,imparino allo stesso tempo,usando gli stessi materiali...è come aspettarsi che tutti i bambini della stessa età,indossino allo stesso tempo la stessa taglia di vestiti."
COLLABORANO A QUESTO SITO:
Dott.ssa in Giurisprudenza Priscilla Scicolone (Luiss Roma)
Dott.ssa in Psicologia Anna La Guzza (Milano)
Docente Universita' Tor Vergata Prof.Aurelio Simone (Roma)
Docente Universita' di Venezia Prof. Enrico Cerni (Venezia)
Dott. Psicoterapeuta Onofrio Peritore (Licata)
Dott. in Psicologia clinica Scicolone Rosario (Lumsa Roma)
Dott. ssa in Danzaterapia (Ada Licata D'Andrea Licata)
Dott. Gianluca Lo Presti Esperto in DSA ADHD
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GLI ALUNNI DELLA CLASSE
1^B:Daniele,Arianna,Roberta,VincenzoP.,Hilary,Gemma,Simona,Alessandro R.,Gaetano,Calogero,Francesco,Flavio,AlessandroS.,Serena,Antonino,Antonio,Giorgia,Ferdinando,Alice,Kadija,Alessia,
Karim,Alberto,Vincenzo N.,Edisea,Gabriele. Tutti i genitori degli alunni

Grazie a tutti per la collaborazione

martedì 23 febbraio 2016

7 qualità dell’insegnante di sostegno

insegnante di sostegno

1) Sorridente
Portare la felicità, strappare una risata e un abbraccio, devono essere la dote più importante nel nostro lavoro; conquistiamo i bambini trasmettendo loro voglia di fare e di imparare e loro ci ricambieranno con mille soddisfazioni: dopotutto, l’apprendimento passa proprio attraverso le emozioni, no?

2) Elasticità
Molti insegnanti di sostegno sanno bene che possiamo esserci preparati la lezione della nostra vita per quel determinato giorno ma, se l’alunno che seguiamo proprio quel giorno è di luna storta, non ci si può fare proprio niente. Elasticità significa sapersi adattare al momento, abbandonare i progetti che ci eravamo preposti e saper inventare piccole lezioni/attività improvvisate per riuscire a lavorare anche solo 10 minuti.

3) Sostenere con discrezione
Non c’è cosa peggiore dell’insegnante di sostegno incollato al bambino; va a prendere il caffè con lui, lo accompagna in bagno anche se non necessario, gli dà la mano continuamente in fila o mentre è insieme ai compagni ecc. mai visti??? Io sì e mi vien da dire, bell’inclusione! Cerchiamo di essere discreti nel nostro sostegno: dobbiamo essere presenti quando il bambino lo chiede, nei momenti della didattica più impegnativa, ma dobbiamo sapere mantenere le distanze in tutte le altre occasioni, soprattutto nei momenti ricreativi; siamo assegnati alla classe non solo al bambino!

4) Capacità di collaborazione
Ancor più che in altri lavori, l’insegnante di sostegno deve saper collaborare e interagire positivamente con i colleghi; è un aspetto importantissimo non solo nei confronti del bambino e di tutta la classe ma anche per la “sopravvivenza” degli stessi insegnanti: il docente di sostegno è in perenne compresenza con qualche altro insegnante e, se le cose non vanno bene, lavorare diventa una sofferenza. Alzi la mano chi si è trovato costretto a uscire dalla classe con il bambino per poter sopravvivere nelle piccole giungle quotidiane!.

5) Conoscenza del computer come strumento compensativo

Sapere dove trovare giochi didattici, schede e attività on-line è un gran vantaggio nel lavorare con i bambini che hanno bisogno di esercitarsi molto sulle stesse attività, soprattutto quando i libri di scuola sembrano essere sempre più ristretti.

6) Conoscere a fondo il proprio ruolo
Durante gli incontri con gli esperti ci viene richiesto di attuare metodologie proprie di fisioterapisti, logopedisti, psicologi comportamentali ecc.; dobbiamo essere un sostegno per la famiglia che dimostra difficoltà interne o bisogno di comunicare; ci chiedono di portare ai servizi i bambini non autonomi come fossimo assistenti alla persona, e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste richieste possono farci confondere e dimenticare il nostro ruolo: noi siamo insegnanti di classe esperti nell’inclusione di tutti i bambini con difficoltà.

7) Competenze e conoscenze teoriche
Lo studio e la preparazione di stampo sociologico, psicologico e pedagogico, sono fondamentali nell’insegnamento in generale, non solo per il sostegno. Diffidate dal “quell’insegnante è bravo, ha tanta esperienza” perché l’esperienza senza preparazione può valere ben poco. Nel sostegno, poi, dobbiamo essere sempre pronti a studiare e a imparare cose nuove: nuovi alunni assegnati, patologie mai incontrate, innovazioni interessanti nelle metodologie didattiche ecc.

Cenerentola: una macabra Fiaba fatta di Mutilazione e Morte


La fiaba di Cenerentola è uno dei grandi classici della letteratura e della tradizione orale mondiale. Essa ha origine nell’Antico Egitto, ben 2.600 anni orsono, e il nome della fanciulla destinata a diventare Regina è Rodopì, una schiava al tempo del Faraone Ahmose II, nel VI° Secolo avanti Cristo. Il faraone Ahmose II in realtà sposò davvero una cortigiana di nome Rodopi, facendo di lei una regina, e la storia ci giunge grazie a numerosi fonti fra cui Esopo, che conobbe personalmente la donna. Durante il periodo di apertura alla Grecia dell’Egitto la fiaba, mutata rispetto ai fatti originali del matrimonio fra Ahmose II e Rodopi, divenne eccezionalmente popolare, giungendo all’orecchio dei cantastorie di tutto il mondo.
La funzione pedagogica della favola, in quasi tutte le sue versioni, è racchiusa nella morale del sacrificio, attraverso il quale si può ottenere la più alta felicità, rappresentata un tempo dallo status sociale di principessa.
Sintetizzando, come avrebbero fatto i latini, si può dire che, per diventare Cenerentola è necessario passare:

Cenerentola dei Fratelli Grimm – 1822
La versione dei fratelli Grimm, analogamente a quanto accaduto per Il Pifferaio Magico e Biancaneve, fu ampiamente rimaneggiata per esser resa accettabile dal grande pubblico. Nella storia originale il padre non è morto ma vivo e connivente con la matrigna, che è il mezzo attraverso il quale le due sorelle comandano Cenerentola. Quest’ultima coltiva un albero di nocciolo, che altri non è che la reincarnazione sotto forma di vegetale della madre morta.
La defunta madre vestirà la figlia per i tre giorni del ballo, e saranno i colombi (aiutanti magici) a svelare al principe l’inganno delle due sorelle che avevano tentato di calzare la scarpetta. Queste infatti non si arrendono alla grandezza dei propri piedi, tagliandosi l’una le dita e l’altra il tallone pur di calzare la scarpa. Il sangue che fuoriesce dalla scarpetta tradirà le intenzioni delle due sorelle, le quali verranno addirittura accecate dai colombi durante il matrimonio di Cenerentola con il Principe.
Nella versione della tradizione orale tedesca le due sorelle furono addirittura condannate a danzare con calzature arroventate sino alla morte per sfinimento, analogamente a quanto viene riservato alla Madre di Biancaneve.
Cenerentola nella versione di C.Perrault
Quella di Perrault è la versione che maggiormente si avvicina a quella resa famosa dal cartone animato Disney del 1950. In questa versione i fatti sono assai edulcorati rispetto alla tradizione orale presente a quell’epoca, e la fata e i suoi aiutanti magici (topi e lucertole) sono a grandi linee quelli visti nel film hollywoodiano. La versione di Perrault venne scritta per compiacere la corte del Re di Francia, e ad un ambiente così regale poco si adattavano squartamenti e mutilazioni podaliche.

Cenerentola in Italia – La Gatta Cenerentola di Giambattista Basile – 1634

NON ALZO LA MANO

lunedì 22 febbraio 2016

Scacchi a scuola: per migliorare in matematica (e crescere con una mente aperta) di Redazione Il Libraio | 28.10.2015


Gli scacchi, ormai è dimostrato, insegnano a sviluppare l’immaginazione e la creatività (oltre che a saper perdere), aprono la mente e consolidano il carattere. Non solo: migliorano il rendimento scolastico, soprattutto in matematica. E ora anche il ministero dell’Istruzione ha deciso che...
Gli scacchi, ormai è dimostrato, insegnano a sviluppare l’immaginazione e la creatività (oltre che a saper perdere), aprono la mente e consolidano il carattere. Non solo: studi alla mano, migliorano il rendimento scolastico, soprattutto in matematica.
E come racconta Repubblica, l’Italia finalmente si prepara a portare gli scacchi a scuola (anche attraverso una piattaforma online, ovviamente monitorata). Il nostro ministero dell’Istruzione, preso atto di svariate ricerche ed esperienze internazionali, e di otto studi italiani, ha deciso infatti di promuovereun progetto pubblico-privato per far entrare gradualmente nelle aule questa disciplina.
Come scrive il quotidiano, la “circolare scacchi” è stata inviata “dalla direzione generale degli studenti alle periferie del ministero, le direzioni provinciali: a breve sarà girata alle scuole”.

Umberto Eco: "Così il darci del Tu rischia di impoverire la nostra memoria e il nostro apprendimento"

Umberto Eco: "Così il darci del Tu rischia di impoverire la nostra memoria e il nostro apprendimento"
La lingua italiana ha sempre usato il Tu, il Lei (al plurale Loro) e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese (reso arcaico il poetico e biblico Thou) usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio, per cui “You John” equivale a “Tu, John” (e si dice che gli interlocutori sono in “first name terms”), oppure il You è seguito da Mister o Madame o titolo equivalente, per cui “You Mister Smith” significa “Lei, signor Smith”. Il francese non ha Lei bensì solo il Tu e Vous, ma usa il Tu meno di noi, i francesi “vouvoyent” più che non “tutoyent”, e anche persone che sono in rapporti di gran confidenza (persino amanti) possono usare il Vous. L’italiano (e mi attengo alla Grammatica italiana di Luca Serianni, Utet) distingue tra i pronomi personali i pronomi allocutivi
reverenziali o di cortesia , che sono Ella o Lei o Voi. Ma la storia di questi pronomi è molto complessa. Nella Roma antica si usava solo il Tu, ma in epoca imperiale appare un Vos che permane per tutto il Medioevo (per esempio quando ci si rivolge a un abate) e nella Divina Commedia appare il Voi quando si vuole esprimere grande rispetto (“Siete voi, qui, ser Brunetto?”). Il Lei si diffonderà solo nel Rinascimento nell’uso cancelleresco e sotto influenza spagnola.

http://www.repubblica.it/cultura/2015/09/14/news/umberto_eco_cosi_il_darci_del_tu_rischia_di_impoverire_la_nostra_cultura_e_il_nostro_apprendimento_-122861035/

“CARO NIPOTE, STUDIA A MEMORIA!”.

Perché è importante studiare le poesie a memoria?

 “CARO NIPOTE, STUDIA A MEMORIA!”.
Umberto Eco, sempre diretto e senza ipocrisie, ha ricordato a tutti noi l’importanza del ricordo: esercitare la memoria per poter “camminare più velocemente” con il nostro cervello.

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno … non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta … Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella … La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota.

Partiamo da un assunto e cioè dal fatto di come il cervello sia diviso in due parti distinte, ognuna delle quali ha proprie peculiarità:
l’emisfero sinistro con funzioni logiche e relazionali;
l’emisfero destro con funzioni creative e intuitive.

domenica 21 febbraio 2016

40 regole per parlare bene in italiano, da Umberto Eco - Italiano Senza Errori

Con l'estro e la genialità che lo contraddistingue, Umberto Eco ci dà 40 consigli su come esprimerci al meglio in lingua italiana. Sono regole semplici formulate in un modo particolare ... che noterete voi stessi leggendo di seguito.
  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.

Le 8 competenze chiave dello studente moderno


Le 8 competenze chiave dello studente moderno
Come Decreto n.139 del 22 Agosto 2007 vuole, uno studente, al termine della sua carriera scolastica, dovrebbe essere in possesso delle seguenti competenze:

Imparare ad imparare
organizzare il proprio apprendimento, individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili, delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.

Progettare
elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo strategie di azione e verificando i risultati raggiunti.

Comunicare
comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico) e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali)
rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d’animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali).


La scuola non è una gara


uso dei voti a scuolaGli studi dimostrano che la competizione a scuola è inutile. I compagni non sono avversari da combattere: i bambini apprendono meglio collaborando e imparando dai propri errori. A scuola non si va per vincere, ma per per imparare.
Come funziona l’apprendimento?
A scuola si va per imparare, questo lo sanno tutti. Ciò che ancora ci si chiede è invece quale sia il metodo migliore per farlo. Per poter rispondere a questa domanda è necessario ragionare sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche più recenti.
La lezione frontale, l’ascolto passivo, l’interrogazione utilizzata come strumento di verifica dell’apprendimento e una valutazione considerata assoluta (quindi fatta senza tener conto del contesto, della personalità del bambino, del suo punto di partenza e del suo sviluppo), sono tutti strumenti che per loro natura portano a selezionare e privilegiare un certo tipo di studente, quello che riesce a imparare secondo modalità precise e prestabilite. Tuttavia, questo modello che ancora pervade la cultura didattica italiana è fallito.
https://www.uppa.it/educazione/scuola/la-scuola-non-e-una-gara/

giovedì 17 dicembre 2015

Una riflessione di Janusz Korczak che dedica al lettore adulto



Una riflessione di Janusz Korczak che dedica al lettore adulto
Dite:
È faticoso frequentare i bambini. Avete ragione.
Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli

L'alfabeto delle emozioni


di Laura Ferraresi
L’analfabetismo emotivo dilaga nella nostra società, la rabbia, la paura irrompono nelle nostre case, nelle nostre scuole, e le forme di violenza verso se stessi ( anoressia, bulimia, alcolismo, tabagismo, droghe) e verso gli altri ( bullismo, pressioni psicologiche, pregiudizio) sono la punta di un iceberg di un fenomeno che pare non abbia intenzione di arrestarsi.

Concediamo ai nostri bambini e alle nostre bambine la possibilità di scoprirsi diversi da come la società li vorrebbe, più autonomi proprio in quegli aspetti che dovrebbero essere più a loro misura, le emozioni, sapendole decifrare, riconoscere e comunicare.
Consentiamo ai bambini di imparare a:
Trasmettere L'AMORE
Gestire LA RABBIA
Immergersi NELLA GIOIA
Disegnare LA PACE
Accogliere L'AMICIZIA
Riconoscere LA PAURA
e.......Condividere questa avventura con gli adulti e gli amici che gli sono accanto .  

Le bugie bianche


   di LAURA FERRARESE
Per amore dei nostri figli, possiamo arrivare a raccontare bugie a fin di bene, perchè desideriamo per loro un mondo perfetto, una famiglia perfetta o una scuola perfetta. Ma la perfezione non esiste nel nostro mondo e quando i nostri figli scoprono la verità e cioè che ognuno di noi può sbagliare e che non siamo perfetti, perdono il ripsetto per noi, perdono la fiducia che avevano in noi. Ciò che era stato detto per attutire i colpi della realtà non diventa altro che una forma di inganno e di diffidenza.
La verità, non vuol dire caricare i nostri figli del peso della realtà, ma saper rispettare la loro capacità di comprendere, la loro capacità di ascoltare, il loro tempo di metabolizzare.

Affrontare la diversità con parole in rime



DI LAURA FERRARESI  http://www.lauraeffe.it
 © Illustrazione Diane Duda (Dedicato a Chiara)
            
                   Rosabella la pecorella

Viveva in un prato di un verde variegato
grande quanto uno sguardo incantato
un gregge di pecorelle
tutte morbide, beate e belle.
I loro giorni trascorsi nei pascoli verdi
erano sempre uguali di cui il conto tu perdi.
Per tutte quelle pecorelle era gioia viva,
ma per una sola era una noia infinita.
Rosabella, così si chiamava,
aveva mille pensieri a cui pensava,
mille modi diversi di vivere la giornata
tanto da far perdere la testa alla sua mamma adorata.
I suoi non eran dispetti
erano piccoli giochetti
per vedere cosa avrebbero fatto gli altri piccoletti
così obbidienti dentro al gregge
che nessuno ammonisce o li corregge.
Perchè solo io, pensò Rosabella,
son così diversa e mi sento più lontana di una stella?
Un giorno lo domandò alla sua mamma
che la strinse al cuore e quasi cantò una ninna nanna.
"Dentro di te cresce libero il canto della natura
che rende meravigliosa ogni creatura.
Tu solo lo senti in questo gregge di pecorelle
per questo ti senti sola e non in mezzo a delle sorelle.
Quindi,amore mio, canta piano piano il canto tuo
e insieme a te io canterò il mio,
aiutiamo chi sta vicino a noi
a credere in sè e non ai pensieri altrui."
E fu così che Rosabella insieme alla sua mamma
iniziarono a cantare la loro storia più bella
quella dei cuori così beatamete felici
che non si senton soli tra le altre mille voci,
ma son parte di un coro intero
dove ogni piccola nota ha il suo valore vero.

Io non sono un disabile sono un bambino

Gli adulti ancora non riescono ad insegnare il grande valore dell'alterita' tramite il quale si possono concretamente proteggere tutti i bambini e le bambine. Quando si e' piccoli, infatti, non siamo in grado di proteggerci da soli, non abbiamo gli strumenti, non abbiamo le capacita' cognitive ne emotive, soprattutto se nessuno ci fa capire che non c'e' niente di male a non essere come gli altri.
Ma questo dovrebbe essere il compito degli adulti, degli educatori, degli insegnanti, perche' sono loro che dovrebbero decostruire ogni forma di stereotipo, ogni forma di pregiudizio spiegando che la diversita', se da un lato non ci definisce come persona (io non sono il mio essere disabile, nero, musulmano, maschio, femmina), dall'altro ci rende unici con le nostre specifiche competenze, abilita' ed emozioni.
Laura Ferraresi

mercoledì 25 novembre 2015

La psicoanalista: “I colori nei disegni possono indicare disagi o richieste di aiuto”

La Dottoressa Anna maria Sepe, psicoanalista ha spiegato a Giacinto Onlus come nei primi anni di vita e durante il periodo della scuola materna e elementare i bambini colorino senza dare un senso realistico o artistico al disegno, ma sotto la spinta di risposte emotive.
Nella psicoanalisi induttiva colorare rappresenta per il bambino un metodo proiettivo che scaturisce da una situazione emozionale. In base dunque alla presenza, alla combinazione o all’assenza del colore si può interpretare lo stato d’animo del bambino. In sintesi i colori rappresentano le porte d’entrata nell’esplorazione della psiche del bambino. Per una correttainterpretazione del colore il piccolo deve poter disporre di 8 colori principali: blu, giallo, verde, rosso , viola, nero, marrone, grigio.

Nell’interpretazione del colore viene valutata:

collocazione dei colori sul disegno

dominanza del colore su vari soggetti ed oggetti

prevalenza dei colori sul disegno

limitazione dei colori a disposizione

Ecco alcune linee guida che possono aiutare a interpretare i disegni colorati dei vostri bambini.
Se il bambino si limita a 4 colori significa che al momento ha poco stimolo. Se nei colori prevalgono i colori caldi (giallo, rosso e arancione) si evince un carattere irrequieto ed espansivo. Se adoperati in modo eccessivo significa che il bambino ha bisogno di accentrare l’attenzione su di se. Quelli freddi (violetti, blu e verdi) indicano caratteri pacati, riservati, tranquilli. Se adoperati in modo eccessivo si evince insicurezza, chiusura, timidezza.
Se il piccolo tende ad escludere costantemente il rosso e il giallo è indice di un momento di stanchezza. Il blu ed il verde associati spesso indicano controllo delle proprie azioni. Inoltre predisposizione per le materie scientifiche. Il rosso, l’arancione, il marrone sono indice di grossa istintività e predisposizione per le materie artistiche.

Nello specifico:

-Blu; esprime serenità, calma, predisposizione gesti affettuosi. Se è dominante un forte autocontrollo.

-Giallo; coerenza con le proprie scelte, costanza, determinazione. Se è dominante può essere indice di un rapporto difficile con il papà. (attenzione se è dominante in concomitanza con la nascita di un fratellino è indice di gelosia).

-Marrone; esprime gioia, periodo felice. Se è dominante è indice di chiusura. Se è dominante sulle persone e sulla casa esprime tristezza. Attenzione se disegna l’albero tutto marrone (radici-tronco-chioma) è indice di conflitto e incomprensione con la mamma. Se

domenica 22 novembre 2015

Pillole di Qualità | Il cortocircuito delle emozioni di Daniela Lucangeli

Ogni volta che un bambino apprende, accanto a ciò che apprende ricorderà e traccerà la memoria dell'emozione con cui apprende.
Se apprende con paura ritornerà dalla memoria anche la paura, se apprende con percezione di inadeguatezza si sentirà sempre inadeguato, e la sua memoria ripeterà questo circolo stabilizzando che non è capace. - Daniela Lucangeli

Come stimolare ogni giorno l'intelligenza dei bambini, secondo il metodo Feuerstein

intelligenzaL'intelligenza non è solo innata, ma può essere anche insegnata. E' questo il risultato a cui era giunto dopo anni di ricerche Reuven Feuerstein, professore di psicologia e pedagogia in Israele e negli Stati Uniti e fondatore di un metodo per lo sviluppo del potenziale di apprendimento dei bambini (il metodo Feuerstein).
La giornalista Nessia Laniado nel libro "Come stimolare giorno per giorno l'intelligenza dei vostri bambini" (edizioni Red) propone alcuni suggerimenti che ogni genitore può applicare nella vita di tutti i giorni per potenziare le doti del bambino e portare alla luce i suoi talenti.
"Non si tratta di dare lezioni di intelligenza, ma di saper cogliere nei gesti quotidiani le infinite occasioni per arricchire di pensieri, conoscenze, emozioni, ricordi, domande, simboli, parole, dunque la vita dei nostri figli" dice l'autrice.
Leggi anche: 11 dritte per allenare l'intelligenza dei bambini
1 Insegnate l'attenzione: quando dovete dire qualcosa di importante guardate il piccolo negli occhi
L'intelligenza dipende dall'attenzione. Uno studio della Washington University di Saint Louis ha scoperto che l'intelligenza fluida, quella cioè che permette di trovare soluzioni creative, dipende soprattutto dalla capacità di attenzione. E l'attenzione non fa parte del patrimonio genetico, ma si impara.