"Aspettarsi che tutti i bambini,della stessa età,imparino allo stesso tempo,usando gli stessi materiali...è come aspettarsi che tutti i bambini della stessa età,indossino allo stesso tempo la stessa taglia di vestiti."
COLLABORANO A QUESTO SITO:
Dott.ssa in Giurisprudenza Priscilla Scicolone (Luiss Roma)
Dott.ssa in Psicologia Anna La Guzza (Milano)
Docente Universita' Tor Vergata Prof.Aurelio Simone (Roma)
Docente Universita' di Venezia Prof. Enrico Cerni (Venezia)
Dott. Psicoterapeuta Onofrio Peritore (Licata)
Dott. in Psicologia clinica Scicolone Rosario (Lumsa Roma)
Dott. ssa in Danzaterapia (Ada Licata D'Andrea Licata)
Dott. Gianluca Lo Presti Esperto in DSA ADHD
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GLI ALUNNI DELLA CLASSE
1^B:Daniele,Arianna,Roberta,VincenzoP.,Hilary,Gemma,Simona,Alessandro R.,Gaetano,Calogero,Francesco,Flavio,AlessandroS.,Serena,Antonino,Antonio,Giorgia,Ferdinando,Alice,Kadija,Alessia,
Karim,Alberto,Vincenzo N.,Edisea,Gabriele. Tutti i genitori degli alunni

Grazie a tutti per la collaborazione

venerdì 11 marzo 2016

QUANTI ANNI HO IO?

Madre-figlia2
Ho l’età in cui si guardano le cose con più calma, ma con l’interesse di continuare a crescere.
Ho l’età in cui i sogni si iniziano ad accarezzare con le dita e le illusioni diventano speranze.
Ho l’età in cui l’amore a volte è una fiamma impazzita, ansiosa di consumarsi nel fuoco della passione, altre volte è un rifugio di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho io? Non ho bisogno di un numero, i miei desideri avverati e le lacrime che ho versato nel mio cammino per le ambizioni spezzate valgono molto di più.
Cosa importa se copio venti, quaranta o sessant’anni! Quello che conta è l’età che sento di avere.
Ho l’età che mi serve per vivere libero e senza paura. Per andare avanti senza timore per il mio cammino, perché mi accompagnano l’esperienza che ho acquisito e la forza dei miei desideri.
Quanti anni ho io? A chi importa! Ho l’età che mi serve per abbandonare la paura e fare quello che voglio e che sento.
José Saramago

Tra l’infanzia e la vecchiaia c’è un istante chiamato vita

Invecchiare
Non lamentatevi se invecchiate. La vita è un dono che non tutti hanno il privilegio di scartare. È un insieme di sospiri, imprevisti, insegnamenti, piaceri e sofferenze. Per questo, la vita in sé è meravigliosa.
E anche per questo è fondamentale godersi ogni momento, farlo proprio e sentirsi fortunati. Accumulare la giovinezza è un’arte in cui ciò che conta è la vita degli anni e non gli anni della vita. In definitiva, significa dare un senso all’esistenza.
                                                                                                                                    José Saramago    

IL DISTRATTO NON E' MATTO

giovedì 10 marzo 2016

10 marzo 1946

10 marzo 1946 - 70 anni fa per la prima volta in Italia le donne possono partecipare al voto per eleggere le nuove amministrazioni comunali dopo la caduta del fascismo

martedì 8 marzo 2016

gite scolastiche 2 001

Piccolo Principe – poesia sull’autismo

poesia autismoÈ piccolo il mio mondo
e ci sto soltanto io,
non parlo o ti confondo
con strano chiacchierio,
saltelli e gesti strani
col corpo e con le mani
e fisso su qualcosa
lo sguardo mio si posa,
ti chiedi cosa penso,
ti sembro senza senso.
Son alte e forti mura
Costruite intorno a me,
ti faccio un po’ paura,
non sono come te.
È un altro mondo il mio
e tu non riesci a entrare
diversa lingua ho io
e tu non sai capire.
Se solo vuoi provare,
se prendi l’astronave,
potrai da me atterrare
e forse anche capire,
perché, in ogni viaggio,
un nuovo paesaggio
ti apre gli occhi e il cuore,
per renderti migliore.

lunedì 7 marzo 2016

Un bellissimo cortometraggio prodotto dalla Pixar nel 2010 che ha come protagonisti il Giorno e la Notte...


Mai visto un cortometraggio così bello!

DONNA


Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,i capelli diventano bianchi, 
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!
Madre Teresa di Calcutta

domenica 6 marzo 2016

LA SCUOLA MATERNA CHE INSEGNA FIN DA PICCOLI A COLTIVARE IL PROPRIO CIBO

agriscuola cover
Scritto da Germana Carillo
Può l’agricoltura entrare a scuola? Certo che sì, e lo dimostrano alcuni studiosi italiani che recentemente hanno vinto il concorso di idee AWR International Ideas Competition con “Nursery Fields Forever”, una proposta che fonde l'agricoltura urbana con l'istruzione materna.
Loro sono Edoardo Capuzzo Dolcetta, Gabriele Capobianco, Davide Troiani e Jonathan Lazar e hanno in testa un’unica idea: se solo si vuole, i bambini si possono avvicinare alla natura eccome, mettendo al bando quel costante contatto digitale con cui li bombardiamo.
E non solo: scopo del team che opera a Roma è quello di far intendere chela “agricoltura prescolare” serve a far capire ai bambini da dove proviene il loro cibo e come coltivarlo. Secondo il progetto, infatti, si potrà insegnare ai bambini come coltivare e raccogliere il proprio cibo, come interagire con gli animali, conoscere le energie rinnovabili dalle turbine eoliche e dai pannelli solari che saranno installati in loco.
In parte fattoria e in parte scuola, la “Nursery Fields Forever” segue per l’apprendimento tre tipi di approccio: imparare dalla natura, imparare dalla tecnica e imparare dalla pratica. “Pensiamo che i bambini dovrebbero stare a contatto con la natura – spiega Edoardo Capuzzo Dolcetta – così abbiamo progettato questa strana scuola: niente aule, ma spazi aperti dove le verdure crescono e gli animali possono stare liberi. Si tratta di una miscelazione delle due cose, la scuola e la natura”             
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Cortometraggio: lasciate che i bambini scelgano la loro strada!



È normale che ogni padre, ogni genitore, desideri trasmettere a suo figlio le proprie abitudini, poiché si sente in possesso di una “saggezza” assoluta. Ma la verità è che sono proprio i bambini, molte volte, a costringerci a rivedere i nostri schemi mentali.
Nel cortometraggio vediamo un bambino in una barca insieme al padre e il nonno, immersi in uno scenario di assoluta magia. E, come in ogni rito di passaggio che si rispetti, anche il bambino riceve il suo cappello di “spazzino delle stelle”, uguale a quello che indossano i suoi familiari. È pronto a intraprendere la professione.
Ma… che cosa succede? Il compito di spazzare le stelle che cadono e ricoprono la luna, per quanto possa sembrare semplice, ogni tanto ha qualche complicazione. Il problema è che, a volte, le azioni ripetute ogni giorno non ci fanno più aguzzare l’ingegno, così l’abitudine ha ormai fatto perdere l’innocenza al nonno e al papà.
Ed è proprio a quel punto che il bambino con la luna negli occhi si fa avanti con decisione e coraggio, riuscendo a risolvere la situazione in un modo che non sarebbe mai venuto in mente alle generazioni precedenti.
Il bambino diventa così, un vero “Piccolo Principe”. Mette in atto il pensiero laterale, o ragionamento creativo, che solo un bambino sveglio e innocente è in grado di sviluppare.
Si allontana dagli schemi paterni per dare sfogo al suo ingegno, rappresentando una nuova generazione che è in grado di farsi strada da sola, che non rifiuta l’aiuto familiare, ma dimostra di possedere anche nuove capacità.
Mentre gli adulti discutono, il bambino agisce. Perché sono proprio loro, i bambini, ad avere la capacità di sapersi allontanare dai formalismi, da quello che è prevedibile, dalle abitudini. Ed è così che rompono gli schemi, e riescono ad avanzare.

venerdì 4 marzo 2016

CARO SOCRATE

Caro Socrate,
Socrate-1sono Matteo Coghe, uno studente del Liceo delle Scienze Umane “Niccolò Tommaseo” di Cagliari, la nostra professoressa di filosofia durante le ultime lezioni ci ha parlato di te, delle tue opere e in particolare del tuo pensiero che, da quanto ho potuto apprezzare, mi pare possa essere per certi aspetti molto attuale e ancora utile e applicabile anche ai nostri giorni, soprattutto da noi giovani. Io vivo in una società molto diversa dalla tua, dove tutto scorre ad una velocità impressionante; la vita è frenetica e i rapporti tra le persone sono spesso freddi, privi di affetti, competitivi o, peggio, interessati. La mia è una società che sembra non avere tempo per ascoltare, per riflettere, per confrontarsi. Spesso io e i miei coetanei siamo quasi risucchiati dal mondo virtuale della rete, dove tutto si svolge con una certa aggressività e dove ogni cosa sembra che non abbia un’anima e i sentimenti non possano esistere.

Caro Socrate, forse per te è difficile immaginare la rete. Provo a spiegarti di cosa si tratta: la rete

Punire è inutile e dannoso

Educare non puniredi Lorenzo Calia - Redazione di UPPA, Roma
L’opinione degli esperti di pedagogia è unanime: le punizioni compromettono il rapporto tra genitori e figli e non educano
In un’indagine pubblicata nel 2012 da Save the Children emergono dati molto interessanti sul tema delle punizioni fisiche in Italia: quasi la metà degli intervistati ricorre alle punizioni fisiche come metodo educativo, mentre circa il 5% lo fa quotidianamente. In una famiglia su venti la violenza fisica è all’ordine del giorno.
Non finisce qui: meno di un terzo degli intervistati si ritiene totalmente contrario all’uso della violenza come sistema educativo, mentre circa un genitore su quattro considera efficace la punizione corporale. La situazione è allarmante, non solo perché la punizione fisica è degradante per il bambino e per il genitore, ma soprattutto perché è completamente inutile.
Molti studi in ambito psicologico e pedagogico hanno ormai dimostrato che le punizioni non hanno alcun effetto correttivo del comportamento e compromettono il rapporto di fiducia tra chi le subisce e chi le infligge. Inoltre, i bambini che vengono puniti fisicamente, hanno maggiore probabilità di sviluppare atteggiamenti aggressivi nei confronti dei genitori.
Ogni genitore sa che, in alcuni momenti, i bambini hanno bisogno di essere corretti per modificare alcuni comportamenti inadeguati, ma per fare ciò servono regole, più che punizioni. Nel momento in cui la persona che educa sa assumere una modalità ferma, la sua autorevolezza sarà tale che la punizione risulterà superflua.

giovedì 3 marzo 2016

COSA FAREBBE IL TUO IDOLO AL TUO POSTO,SE DOVESSE AFFRONTARE UNA SITUAZIONE COMPLICATA?

Per esempio, quando un bambino o una bambina affronta una paura, è bene aiutarlo/a a sentirsi identificato/a con un personaggio di finzione che ammira. In questo modo, possiamo giocare con lui/lei immaginando cosa farebbe il suo idolo al suo posto,se dovesse affrontare una situazione complicata.
bambina nella cameretta
Se organizziamo una serie di giochi di questo tipo o di altri come le marionette, il rilassamento o l’esplorazione corporea, riusciremo a far acquisire al bambino le abilità necessarie per gestire le sue emozioni.Questo si tradurrà, inoltre, in un grato autoriconoscimento, il quale fomenterà l’interesse dei bambini nel lavorare su aspetti dei quali ancora non riescono a comprendere la complessità. Grazie a questo, coltiveremo lo sviluppo di una autostima sana, basata sul rispetto di se stessi e sul conseguimento reale e personale dei propri successi.

GIOCARE E' IL LAVORO DEI BAMBINI

bambina con palloncino rosa
Se c’è un modo per poter articolare l’apprendimento emotivo infantile, è tramite il gioco.
Il miglior modo di insegnare loro abilità che permettano loro di gestire le emozioni è attraverso il gioco; in questo modo, offriremo loro l’opportunità di imparare e mettere in atto nuovi modi di sentire, pensare ed agire.
In aggiunta, possiamo diventare parte integrante del processo di apprendimento emotivo in modo tremendamente efficiente. Di fatto, una volta introdotta una dinamica attrattiva, la curiosità e la ripetizione che il bambino attiverà nei confronti di qualcosa che lo diverte faranno il resto del lavoro.

CHE IL SORRISO SERVA LORO DA OMBRELLO

disegno bambini seduti che si tengono per mano
Sapendo che la serotonina è l’ormone principale della regolazione del nostro stato d’animo, possiamo aiutare il nostro cervello a produrla in modo naturale. Per regolarla, è sufficiente mantenere una dieta sana, dormire a sufficienza oppure fare attività fisica in modo abituale.
Affinché i bambini godano di una corretta salute emotiva, dobbiamo introdurre nella loro vita queste abitudini. In questo modo, il loro cervello si troverà nelle condizioni ottimali per evitare il sovraccarico di energia derivato dallo stress e dalla paura.
Bisogna sottolineare, come curiosità, che i ricercatori affermano che dire ai nostri bambini di sorridere e che le cose andranno per il meglio è davvero utile. Di fatto, alla luce dei dati, emerge che gli esseri umani possono equilibrare i propri livelli di serotonina con un semplice sorriso.

NUTRENDO I BAMBINI D'AMORE, LE PAURE MORIRANNO DI FAME

bambini amati
L’aspetto più interessante del farsi carico dell’educazione emotiva dei propri figli è che, tramite essa, si cambia la chimica dei loro cervelli o, in altre parole, si dà loro la possibilità di controllare la propria biologia. L’influenza negativa e penetrante dei mezzi di comunicazione, le pratiche educative poco corrette o l’assenza di rispetto verso le scuole o la società stanno minando le capacità emotive dei nostri bambini.È inevitabile che si verifichino questi cambiamenti sociali, bisogna accettarlo, ma quello che abbiamo nelle nostre mani sono strumenti per potenziare la salute emotiva dei nostri figli. Cosa possiamo fare?

Carta, forbice, sasso, il commovente spot animato contro il bullismo


L’importanza di Carta e Penna per un Pieno Sviluppo delle Capacità dello Studente

importanza di carta e penna

Negli anni, prima da studente poi da insegnante, mi sono resa conto in misura sempre crescentedell’importanza dello scrivere o tracciare segni a mano, del prendere appunti, del disegnare a mano libera e di recente ho scoperto, parlando con un mio amico compositore dell’importanza dello scrivere su carta per comporre musica.
Questo mi ha portato a fare alcune riflessioni e a pormi diversi interrogativi, per i quali ho trovato risposte negli studi di neuroscienze e di psicologia, che qui provo a riassumere.
L’uomo primitivo per esprimersi tracciava dei segni sulle pareti delle grotte, anche per un bambino che non sa scrivere è istintivo prendere un colore o una matita e tracciare un segno su una superficie; seduti sulla sabbia tracciamo con un dito dei segni, che sono espressione di qualcosa, narrata consciamente o inconsciamente, in modo organizzato o meno; attraverso le mani in modo istintivo facciamo fluire in modo semplice e immediato un pensiero: riusciamo a comunicare un saluto, un no, un fermati, … e attraverso le mani nei secoli abbiamo imparato a esprimere con la scrittura un pensiero organizzato.
Le mani sono una appendice del corpo, in comunicazione diretta con il cervello, che nei secoli si è sviluppato congiuntamente alle capacità manuali: manipolative, prensili, tattili … Per mezzo delle mani riusciamo ad attivare in perfetta sincronia diverse aree encefaliche.

martedì 1 marzo 2016

LETTURA VELOCE: punti di fissità e allargamento del campo visivo

Ti proponiamo un esercizio che, come tutti gli altri, devi svolgere con costanza più volte al giorno per diversi giorni. Può sembrare pedante, ma non ci sono altri modi per abituare i tuoi occhi ad uno stile di lettura nuovo e diverso rispetto a quello utilizzato fino ad ora. Quindi coraggio, con buona volontà, con la consapevolezza dei tuoi obiettivi e una buona dose di motivazione esercitati con il testo che trovi in basso.
Non devi far altro che leggerlo rispettando la sua struttura: gli unici movimenti degli occhi devono essere i "salti"da una parte all'altra. Per leggere ogni frammento di rigo devi tenere perciò un solo punto di fissità (il centro del rigo) da cui leggere tutto.
http://guamodi.blogspot.it/2013/06/lettura-veloce-punti-di-fissita-e.html
LETTURA VELOCE: punti di fissità e allargamento del campo visivo

DANIELA LUCANGELI

La professoressa Daniela Lucangeli in questa video lezione ci spiega perchè molto spesso l'insegnamento a scuola spegne le funzioni cognitive degli alunni invece di potenziarle!

A mio parere è grandiosa!

lunedì 29 febbraio 2016

L'INTELLIGENZA NUMERICA

Nel video, la Dottoressa Lucangeli anticipa la necessità di individuare delle strategie personali per destreggiarsi tra i numeri. Cosa vuole dire? Lo spiego con un esempio molto semplice: quanto fa 15-8? per trovare il risultato scelgo nella mia mente la strada che mi è più comoda e ho diverse alternative: posso arrivare alla decina e sottrarre il rimanente (quindi 15-5 e poi 10-3), partire al contrario (da 8 a 10 = 2 , da 10 a 15= 5, 5+2= 7).Da adulti non ci rendiamo conto spesso di quale procedura (strategia) siamo abituati ad applicare nei calcoli a mente. I bambini devono ancora scegliere la loro. Spesso le difficoltà nascono proprio perchè non capiscono la procedura insegnata dalla maestra a scuola. Se i vostri figli hanno imparato a fare le divisione con il quadro a griglie, vi sarete trovati spaesati anche voi (io sono andata in panico!).

La scuola del futuro che la Finlandia ha costruito per superare se stessa

finlandiaLa Saunalahti school nella città di Espoo, Finlandia, è stata costruita partendo dal concetto che l’ambiente influisce sull’apprendimento e sulla felicità dei bambini a scuola. Quindi hanno costruito una scuola aperta, senza barriere né costrizoni                                              
“Una scuola finlandese ancora migliore delle altre scuole finlandesi” dice il sitofinland.fi, del ministero degli affari esteri della Finlandia, presentando la Saunalahti school nella città di Espoo. Come dire, abbiamo superato noi stessi: se le scuole finlandesi sono ai vertici mondiali per qualità di strutture e risultati scolastici degli alunni, la “scuola del futuro” recentemente inaugurata farà anche meglio,diventando “metafora dell’istruzione finlandese contemporanea”. Costruita dalla famosa società di architetti Verstas, ospita 750 studenti, dalla scuola d’infanzia all’adolescenza, in una struttura di 10 mila metri quadri che comprende l’asilo e lo “youth club”, la caffetteria, la biblioteca e la palestra.
Spazi aperti, aria e luce
Spesso gli psicologi sostengono che se cambiamo il nostro approccio all’istruzione e all’educazione, molti alunni cambierebbero il loro atteggiamento verso la scuola e sarebbero portati ad amarla, anziché odiarla. Fatta eccezione per il primo giorno di scuola, infatti, in cui tutti siamo più o meno eccitati dalla novità, per gran parte dei bambini la quotidianità scolastica porta un senso di noia e svilimento. Alla Saunalahti school hanno trovato un modo brillante per risolvere il problema, cominciando proprio dall’edificio.
Più che una scuola sembra un museo d’arte modera, pieno di luce e aria.
Gli architetti della Verstas sono stati molto attenti a fare qualcosa di diverso dal tipico design delle scuole pubbliche. Secondo l’architetto Ilkka Salminen, che ha partecipato nella costruzione della scuola con gli altri architetti Väinö Nikkilä, Jussi Palva e Riina Palva, “l’istituto non è pensato solo come un posto dove studiare le materie tradizionali, ma per diventare un punto focale della città di Espoo”. La biblioteca, infatti, è aperta al pubblico di sera, e “c’è una crescente integrazione tra la scuola, l’asilo e lo youth club”.
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domenica 28 febbraio 2016

Steve Jobs non voleva che i figli usassero la "sua" tecnologia. Ecco perché

STEVE JOBS APPLE

Steve Jobs ha costruito il suo inestimabile impero tecnologico attraverso la creazione di iPod, iPad e iPhone ormai usati in (quasi) tutto il mondo. Ma quando si trattava dei suoi figli, la sua risposta arrivava secca: non voleva li usassero.
Nel 2014, sulle pagine del New York Times, si leggeva un'intervista rilasciata dal fondatore e amministratore delegato della Apple nel 2010, in seguito al lancio del primo iPad Quando gli viene chiesto cosa pensano i figli del nuovo dispositivo, la risposta di Steve Jobs arriva lapidaria: "Non lo conoscono. Dobbiamo limitare l'uso della tecnologia dentro casa da parte dei nostri bambini".
L'immaginario collettivo pensa alla casa di Jobs come al paradiso della tecnologia, caratterizzato da grandi schermi e dispositivi di ogni sorta. Ma non è nemmeno lontanamente così, ha spiegato Steve Jobs al New York Times. Proprio lui, il guru della tecnologia, non ha circondato i figli dei suoi strumenti, come invece sono soliti fare i genitori di oggi. Forse perché gli addetti ai lavori sanno qualcosa che noi non sappiamo.Steve Jobs non è il solo. Questo approccio protettivo nei confronti dei bambini e del dominio della tecnologia è molto comune tra le personalità che, su quelle stesse tecnologie, hanno costruito la loro fortuna. Dello stesso avviso è infatti Chris Anderson, ex direttore del magazine Wired e coofondatore di Robotica 3D, accusato dai figli di essere eccessivamente concentrato sulla tecnologia. Anderson così controbatte: "Conosco i pericoli della tecnologia, li ho vissuti sulla mia pelle e non voglio che accada lo stesso ai miei figli"

"I genitori iperprotettivi creano danni psicologici permanenti nei figli". La ricerca su 5000 volontari nati nel 1946

"L'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti". A mettere in guardia le mamme e i papà dall'essere troppo apprensivi è una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Positive Psychology, una delle più vaste su questo tema. Gli studiosi hanno seguito più di 5000 persone fin dalla loro nascita, nel 1946: dall'analisi è emerso che i partecipanti cresciuti senza genitori troppo "opprimenti" erano proprio quelli che risultavano avere il punteggio più alto in sondaggi riguardanti la felicità e il loro benessere generale.

Se è noto da tempo quanto l'infanzia abbia profondi effetti sulla crescita di un individuo, la ricerca è una delle prime a "calcolare" sul lungo periodo l'impatto di alcuni comportamenti da parte dei genitori. Al contrario di alcuni studi precedenti, secondo i quali i figli con legami molto stretti con madri e padri sono più predisposti a creare una relazione forte con il partner, dagli esperimenti condotti dai ricercatori della University College London è emerso che i più "infelici" erano proprio i volontari che, intervistati all'età di circa quarant'anni, ricordando l'infanzia descrivevano la mamma e il papà come iperprotettivi.
"Un controllo costante, psicologico, sui bambini può limitare la loro indipendenza e può, infine, farli sentire meno capaci di regolare il proprio comportamento in base alle situazioni", spiegano gli studiosi. Invadere la loro privacy o prendere decisioni al posto loro può aumentare il bisogno da parte del piccolo di una o di entrambe le figure genitoriali. Ma ciò non significa lasciare fare ai figli ciò che più vogliono: nessuna ripercussione a livello psicologico c'è stata sui bambini ai quali i genitori ogni tanto vietavano di uscire fuori a giocare.
"I genitori sono vitali per il benessere mentale delle future generazioni - spiega l'autore dello studio, il professor Mai Stafford della Medical Research Council’s Lifelong Health and Ageing unit dell'università inglese -. Da questo punto di vista bisognerebbe ridurre le pressioni economiche e di altro tipo sulle mamme e sui papà, in modo che possano dedicarsi a creare una relazione migliore con i loro figli, senza eccessi".
Ilaria Betti, L'Huffington Post
Pubblicato: 

MEDICAL NEWS 8P ANORESSIA NERVOSA E BULIMIA

 Psicoterapia della Gestalt - Dott.Onofrio Peritore


sabato 27 febbraio 2016

Si dice "Scrivi alla lavagna" o "sulla lavagna"? Le preposizioni: quando le usiamo in modo sbagliato e non ce ne rendiamo conto - Italiano Senza Errori

L'uso delle preposizioni è cambiato molto nel corso del tempo e costrutti che una volta venivano considerati errori oggi sono invece comunemente accettati.
La grammatica, tuttavia, non è sempre una questione di "interpretazione" o di "moda". Gli errori esistono e restano tali.
Per quanto riguarda l'uso delle preposizioni, quindi, vediamo i più frequenti nella tabella riportata in basso:

venerdì 26 febbraio 2016

La cavalletta e le formiche (1934)


Edizioni Centro Studi Erickson

Diamo un voto alla gentilezza e alla fantasia? Monica e Rossana Colli, sono d'accordo con Daniele Novara, ma oltre a bocciare il voto propongono le pagelle alternative. Perché anche la gentilezza, la curiosità e la fantasia sono valori importanti che ci identificano e ci fanno crescere
.Associazione Proxxima

                          

giovedì 25 febbraio 2016

Stati Uniti, i bimbi leggono favole ai cani abbandonati

Stati Uniti, i bimbi leggono favole ai cani abbandonati
Migliorare la propria lettura aiutando dei cani abbandonati. L'iniziativa è stata lanciata dalla Humane Society of Missouri, un'associazione che si occupa della cura degli animali in difficoltà, e vede il coinvolgimento di bambini e ragazzini dai 6 ai 15 anni. Questi, dopo una preparazione specifica di dieci ore, leggono favole ai cani con problemi di fiducia nei confronti degli esseri umani, con l'obiettivo di renderli 'adottabili' il prima possibile. Il 'Shelter buddies reading program' è un progetto ambizioso che unisce l'apprendimento alla terapia. "Volevamo aiutare i nostri cani più timidi e traumatizzati senza un'interazione fisica forzata - ha dichiarato il direttore del programma Jo Klepacki - e ascoltare un bambino che legge riesce davvero a calmare questi animali. Siamo sorpresi in maniera positiva dai risultati che abbiamo ottenuto".

Il futuro dell'astronomia a onde gravitazionali

Il futuro dell'astronomia a onde gravitazionali
Un secolo fa, quando Albert Einstein per la prima volta aveva previsto l'esistenza delle onde gravitazionali - sottili increspature nello spazio-tempo prodotte da oggetti massicci che sfrecciano nel cosmo - aveva immaginato che non sarebbero mai state osservate. Anche se gli echi di lontane sinfonie celesti si propagano attraverso il tessuto profondo della realtà, Einstein pensava che le loro eteree armonie fossero destinate a rimanere inascoltate per l'eternità.
Lo scorso 11 febbraio, gli scienziati del Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) hanno dimostrato che Einstein aveva sia ragione sia torto, annunciando di aver rilevato la prima nota di quella sinfonia cosmica che nessuno avrebbe mai potuto ascoltare. Si trattava di un cinguettio gorgogliante di onde gravitazionali prodotte dalla nascita catastrofica di un buco nero, prodotta dalla fusione di due più piccoli. Emesse in una galassia lontana quando la vita multicellulare iniziava a popolare la Terra, le onde hanno viaggiato alla velocità della luce per più di un miliardo di anni, finendo per investire il nostro pianeta a settembre scorso, e impiegando appena sette millesimi di secondo per attraversare la distanza tra le due stazioni di rilevazione gemelle di LIGO, una in Louisiana e l'altra nello Stato di Washington.

L’ONU premia l’Italia per l’integrazione degli alunni disabili


L’ONU premia l’Italia per l’integrazione degli alunni disabili
L’Italia ha ricevuto un importante riconoscimento per l’innovativa normativa sull’integrazione degli studenti con disabilità. Il Miur, infatti, è stato premiato nella sede centrale di Vienna delle Nazioni Unite nell’ambito della Conferenza Progetto Zero, con questa la motivazione: “Esemplare nelle aree dell’innovazione, dei risultati e della trasferibilità, la Legge-quadro n. 104 del 1992 per l’assistenza, l’inclusione sociale e i diritti delle persone con disabilità è eccezionale in quanto essa non soltanto prescrive che tutti gli alunni debbano essere inclusi nelle scuole di tutti gli ordini e grado (incluse le Università), sia pubbliche che private, e partecipare pienamente alla vita scolastica, ma soprattutto perché essa è stata applicata in tutto il Paese, che registra pertanto il più alto livello di inclusione delle persone con disabilità nelle classi ordinarie, e gode di un convinto consenso alla piena inclusione a livello nazionale”.

Trippetto e il cellulare

Molti bambini ricevono il cellulare in dono dalle proprie famiglie e tendono a sacrificare una comunicazione immediata e spontanea con una virtuale. Naturalmente negli anni saranno coinvolti dalla tecnologia, ma è bene che durante l’infanzia conservino il privilegio del gioco e della immediatezza della comunicazione: Trippetto al proposito ha le idee molto chiare… come ci racconta Simona Vezzuto
Illustrazione di Luca Ciancio
Smarty: Ehi Trippy, ho preso un gran voto in topografia…E allora i miei scuciono un po’ di grana e mi comprano il CELLULARE di nuova generazione! Ci pensi?

Trippy: Non è una cosa che mi fa elettrizzare i baffi…

Smarty: Ma perché nella tua tana non c’è Campo?

Trippy: Scherzi? Il babbo coltiva le zucchine, i peperoni, l’insalata, la cicoria, i broccoli…La casa è un po’ topaia ma la campagna è ridente e favolosa…

Smarty: Ma come si può vivere senza WhatsApp?

Trippy: Non solo abbiamo la zappa, ma anche la vanga e il rastrello…

Smarty: Ma se devi raccontare qualcosa a un amico, se gli devi comunicare un messaggio, se vuoi condividere un progetto, come fai?

Trippy: Lo vado a trovare e vuoto il sacco… E facciamo merenda insieme, un momento speciale come il cacio sui maccheroni…

Smarty: Ma in questo modo vuoi stare fuori della Rete?

Trippy: C’è tempo ancora… Mi piace la libertà e non voglio cadere nella trappola…

GUERRA E PACE

mercoledì 24 febbraio 2016

ll ciclo di Deming o Deming Cycle (ciclo di PDCA - plan–do–check–act)

".....è un modello studiato per il miglioramento continuo della qualità in un'ottica a lungo raggio. Serve per promuovere una cultura della qualità che è tesa al miglioramento continuo dei processi e all'utilizzo ottimale delle risorse. Questo strumento parte dall'assunto che per il raggiungimento del massimo della qualità sia necessaria la costante interazione tra ricerca, progettazione, test, produzione e vendita. Per migliorare la qualità e soddisfare il cliente, le quattro fasi devono ruotare costantemente, tenendo come criterio principale la qualità....."



La sequenza logica dei quattro punti ripetuti per un miglioramento continuo è la seguente:
P - Plan. Pianificazione.
D - Do. Esecuzione del programma, dapprima in contesti circoscritti.
C - Check. Test e controllo, studio e raccolta dei risultati e dei riscontri.
A - Act. Azione per rendere definitivo e/o migliorare il processo (estendere quanto testato dapprima in contesti circoscritti all'intera organizzazione).

martedì 23 febbraio 2016

7 qualità dell’insegnante di sostegno

insegnante di sostegno

1) Sorridente
Portare la felicità, strappare una risata e un abbraccio, devono essere la dote più importante nel nostro lavoro; conquistiamo i bambini trasmettendo loro voglia di fare e di imparare e loro ci ricambieranno con mille soddisfazioni: dopotutto, l’apprendimento passa proprio attraverso le emozioni, no?

2) Elasticità
Molti insegnanti di sostegno sanno bene che possiamo esserci preparati la lezione della nostra vita per quel determinato giorno ma, se l’alunno che seguiamo proprio quel giorno è di luna storta, non ci si può fare proprio niente. Elasticità significa sapersi adattare al momento, abbandonare i progetti che ci eravamo preposti e saper inventare piccole lezioni/attività improvvisate per riuscire a lavorare anche solo 10 minuti.

3) Sostenere con discrezione
Non c’è cosa peggiore dell’insegnante di sostegno incollato al bambino; va a prendere il caffè con lui, lo accompagna in bagno anche se non necessario, gli dà la mano continuamente in fila o mentre è insieme ai compagni ecc. mai visti??? Io sì e mi vien da dire, bell’inclusione! Cerchiamo di essere discreti nel nostro sostegno: dobbiamo essere presenti quando il bambino lo chiede, nei momenti della didattica più impegnativa, ma dobbiamo sapere mantenere le distanze in tutte le altre occasioni, soprattutto nei momenti ricreativi; siamo assegnati alla classe non solo al bambino!

4) Capacità di collaborazione
Ancor più che in altri lavori, l’insegnante di sostegno deve saper collaborare e interagire positivamente con i colleghi; è un aspetto importantissimo non solo nei confronti del bambino e di tutta la classe ma anche per la “sopravvivenza” degli stessi insegnanti: il docente di sostegno è in perenne compresenza con qualche altro insegnante e, se le cose non vanno bene, lavorare diventa una sofferenza. Alzi la mano chi si è trovato costretto a uscire dalla classe con il bambino per poter sopravvivere nelle piccole giungle quotidiane!.

5) Conoscenza del computer come strumento compensativo

Sapere dove trovare giochi didattici, schede e attività on-line è un gran vantaggio nel lavorare con i bambini che hanno bisogno di esercitarsi molto sulle stesse attività, soprattutto quando i libri di scuola sembrano essere sempre più ristretti.

6) Conoscere a fondo il proprio ruolo
Durante gli incontri con gli esperti ci viene richiesto di attuare metodologie proprie di fisioterapisti, logopedisti, psicologi comportamentali ecc.; dobbiamo essere un sostegno per la famiglia che dimostra difficoltà interne o bisogno di comunicare; ci chiedono di portare ai servizi i bambini non autonomi come fossimo assistenti alla persona, e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste richieste possono farci confondere e dimenticare il nostro ruolo: noi siamo insegnanti di classe esperti nell’inclusione di tutti i bambini con difficoltà.

7) Competenze e conoscenze teoriche
Lo studio e la preparazione di stampo sociologico, psicologico e pedagogico, sono fondamentali nell’insegnamento in generale, non solo per il sostegno. Diffidate dal “quell’insegnante è bravo, ha tanta esperienza” perché l’esperienza senza preparazione può valere ben poco. Nel sostegno, poi, dobbiamo essere sempre pronti a studiare e a imparare cose nuove: nuovi alunni assegnati, patologie mai incontrate, innovazioni interessanti nelle metodologie didattiche ecc.

Cenerentola: una macabra Fiaba fatta di Mutilazione e Morte


La fiaba di Cenerentola è uno dei grandi classici della letteratura e della tradizione orale mondiale. Essa ha origine nell’Antico Egitto, ben 2.600 anni orsono, e il nome della fanciulla destinata a diventare Regina è Rodopì, una schiava al tempo del Faraone Ahmose II, nel VI° Secolo avanti Cristo. Il faraone Ahmose II in realtà sposò davvero una cortigiana di nome Rodopi, facendo di lei una regina, e la storia ci giunge grazie a numerosi fonti fra cui Esopo, che conobbe personalmente la donna. Durante il periodo di apertura alla Grecia dell’Egitto la fiaba, mutata rispetto ai fatti originali del matrimonio fra Ahmose II e Rodopi, divenne eccezionalmente popolare, giungendo all’orecchio dei cantastorie di tutto il mondo.
La funzione pedagogica della favola, in quasi tutte le sue versioni, è racchiusa nella morale del sacrificio, attraverso il quale si può ottenere la più alta felicità, rappresentata un tempo dallo status sociale di principessa.
Sintetizzando, come avrebbero fatto i latini, si può dire che, per diventare Cenerentola è necessario passare:

Cenerentola dei Fratelli Grimm – 1822
La versione dei fratelli Grimm, analogamente a quanto accaduto per Il Pifferaio Magico e Biancaneve, fu ampiamente rimaneggiata per esser resa accettabile dal grande pubblico. Nella storia originale il padre non è morto ma vivo e connivente con la matrigna, che è il mezzo attraverso il quale le due sorelle comandano Cenerentola. Quest’ultima coltiva un albero di nocciolo, che altri non è che la reincarnazione sotto forma di vegetale della madre morta.
La defunta madre vestirà la figlia per i tre giorni del ballo, e saranno i colombi (aiutanti magici) a svelare al principe l’inganno delle due sorelle che avevano tentato di calzare la scarpetta. Queste infatti non si arrendono alla grandezza dei propri piedi, tagliandosi l’una le dita e l’altra il tallone pur di calzare la scarpa. Il sangue che fuoriesce dalla scarpetta tradirà le intenzioni delle due sorelle, le quali verranno addirittura accecate dai colombi durante il matrimonio di Cenerentola con il Principe.
Nella versione della tradizione orale tedesca le due sorelle furono addirittura condannate a danzare con calzature arroventate sino alla morte per sfinimento, analogamente a quanto viene riservato alla Madre di Biancaneve.
Cenerentola nella versione di C.Perrault
Quella di Perrault è la versione che maggiormente si avvicina a quella resa famosa dal cartone animato Disney del 1950. In questa versione i fatti sono assai edulcorati rispetto alla tradizione orale presente a quell’epoca, e la fata e i suoi aiutanti magici (topi e lucertole) sono a grandi linee quelli visti nel film hollywoodiano. La versione di Perrault venne scritta per compiacere la corte del Re di Francia, e ad un ambiente così regale poco si adattavano squartamenti e mutilazioni podaliche.

Cenerentola in Italia – La Gatta Cenerentola di Giambattista Basile – 1634

NON ALZO LA MANO

lunedì 22 febbraio 2016

Scacchi a scuola: per migliorare in matematica (e crescere con una mente aperta) di Redazione Il Libraio | 28.10.2015


Gli scacchi, ormai è dimostrato, insegnano a sviluppare l’immaginazione e la creatività (oltre che a saper perdere), aprono la mente e consolidano il carattere. Non solo: migliorano il rendimento scolastico, soprattutto in matematica. E ora anche il ministero dell’Istruzione ha deciso che...
Gli scacchi, ormai è dimostrato, insegnano a sviluppare l’immaginazione e la creatività (oltre che a saper perdere), aprono la mente e consolidano il carattere. Non solo: studi alla mano, migliorano il rendimento scolastico, soprattutto in matematica.
E come racconta Repubblica, l’Italia finalmente si prepara a portare gli scacchi a scuola (anche attraverso una piattaforma online, ovviamente monitorata). Il nostro ministero dell’Istruzione, preso atto di svariate ricerche ed esperienze internazionali, e di otto studi italiani, ha deciso infatti di promuovereun progetto pubblico-privato per far entrare gradualmente nelle aule questa disciplina.
Come scrive il quotidiano, la “circolare scacchi” è stata inviata “dalla direzione generale degli studenti alle periferie del ministero, le direzioni provinciali: a breve sarà girata alle scuole”.

Umberto Eco: "Così il darci del Tu rischia di impoverire la nostra memoria e il nostro apprendimento"

Umberto Eco: "Così il darci del Tu rischia di impoverire la nostra memoria e il nostro apprendimento"
La lingua italiana ha sempre usato il Tu, il Lei (al plurale Loro) e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese (reso arcaico il poetico e biblico Thou) usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio, per cui “You John” equivale a “Tu, John” (e si dice che gli interlocutori sono in “first name terms”), oppure il You è seguito da Mister o Madame o titolo equivalente, per cui “You Mister Smith” significa “Lei, signor Smith”. Il francese non ha Lei bensì solo il Tu e Vous, ma usa il Tu meno di noi, i francesi “vouvoyent” più che non “tutoyent”, e anche persone che sono in rapporti di gran confidenza (persino amanti) possono usare il Vous. L’italiano (e mi attengo alla Grammatica italiana di Luca Serianni, Utet) distingue tra i pronomi personali i pronomi allocutivi
reverenziali o di cortesia , che sono Ella o Lei o Voi. Ma la storia di questi pronomi è molto complessa. Nella Roma antica si usava solo il Tu, ma in epoca imperiale appare un Vos che permane per tutto il Medioevo (per esempio quando ci si rivolge a un abate) e nella Divina Commedia appare il Voi quando si vuole esprimere grande rispetto (“Siete voi, qui, ser Brunetto?”). Il Lei si diffonderà solo nel Rinascimento nell’uso cancelleresco e sotto influenza spagnola.

http://www.repubblica.it/cultura/2015/09/14/news/umberto_eco_cosi_il_darci_del_tu_rischia_di_impoverire_la_nostra_cultura_e_il_nostro_apprendimento_-122861035/

“CARO NIPOTE, STUDIA A MEMORIA!”.

Perché è importante studiare le poesie a memoria?

 “CARO NIPOTE, STUDIA A MEMORIA!”.
Umberto Eco, sempre diretto e senza ipocrisie, ha ricordato a tutti noi l’importanza del ricordo: esercitare la memoria per poter “camminare più velocemente” con il nostro cervello.

È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno … non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta … Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella … La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota.

Partiamo da un assunto e cioè dal fatto di come il cervello sia diviso in due parti distinte, ognuna delle quali ha proprie peculiarità:
l’emisfero sinistro con funzioni logiche e relazionali;
l’emisfero destro con funzioni creative e intuitive.

domenica 21 febbraio 2016

40 regole per parlare bene in italiano, da Umberto Eco - Italiano Senza Errori

Con l'estro e la genialità che lo contraddistingue, Umberto Eco ci dà 40 consigli su come esprimerci al meglio in lingua italiana. Sono regole semplici formulate in un modo particolare ... che noterete voi stessi leggendo di seguito.
  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.

Le 8 competenze chiave dello studente moderno


Le 8 competenze chiave dello studente moderno
Come Decreto n.139 del 22 Agosto 2007 vuole, uno studente, al termine della sua carriera scolastica, dovrebbe essere in possesso delle seguenti competenze:

Imparare ad imparare
organizzare il proprio apprendimento, individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili, delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.

Progettare
elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo strategie di azione e verificando i risultati raggiunti.

Comunicare
comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico) e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali)
rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d’animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali).


La scuola non è una gara


uso dei voti a scuolaGli studi dimostrano che la competizione a scuola è inutile. I compagni non sono avversari da combattere: i bambini apprendono meglio collaborando e imparando dai propri errori. A scuola non si va per vincere, ma per per imparare.
Come funziona l’apprendimento?
A scuola si va per imparare, questo lo sanno tutti. Ciò che ancora ci si chiede è invece quale sia il metodo migliore per farlo. Per poter rispondere a questa domanda è necessario ragionare sulla base degli studi e delle conoscenze scientifiche più recenti.
La lezione frontale, l’ascolto passivo, l’interrogazione utilizzata come strumento di verifica dell’apprendimento e una valutazione considerata assoluta (quindi fatta senza tener conto del contesto, della personalità del bambino, del suo punto di partenza e del suo sviluppo), sono tutti strumenti che per loro natura portano a selezionare e privilegiare un certo tipo di studente, quello che riesce a imparare secondo modalità precise e prestabilite. Tuttavia, questo modello che ancora pervade la cultura didattica italiana è fallito.
https://www.uppa.it/educazione/scuola/la-scuola-non-e-una-gara/